
Nord Sardegna |
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La Gallura affacciata sul Tirreno ha come suo centro Olbia, punto di approdo per la maggior parte dei visitatori provenienti dal territorio penunsulare. Olbia si trova in fondo ad un'insenatura ben protetta. Fondata tra il VI e il IV secolo a.C. il suo nome vuol dire ricca, felice. Il centro storico offre una serie di belle chiese , tra cui S.Paolo e S.Simplicio, quest'ultima edificata a partire dal IX secolo. Fuori da Olbia si trova il santuario nuragico di Cabu Abbas. Percorrendo la strad per Siniscola, si arriva a Porto S.Paolo, da dove partono battelli per l'isola di Tavolara. E' accessibile nell'ampia lingua di terra detta Spalmatore di Terra. Qui si trovano larghe spiagge, un minuscolo porticciolo, alcune casette e ristoranti tipici. A novembre 2005, tra i 43 “capolavori” selezionati a far parte del Patrimonio Orale e Intangibile dell’Umanità, ve ne è uno solo italiano ed è il secondo bene intangibile italiano tutelato dall’UNESCO dopo l’Opera dei pupi: si tratta del Canto a tenore dei pastori del centro della Sardegna (prevalentemente delle zone della Barbagia, del Nuorese, della Baronia, del Goceano, del Marghine e del Logudoro). Il canto a tenore è uno stile di canto che ricopre un ruolo importante nel panorama delle tradizioni sarde, sia perché espressione artistica di pura matrice isolana, sia perché espressione sociale dell’idilliaco mondo agro-pastorale sul quale il popolo sardo ha radicato le proprie origini.
Le notizie sulla datazione di quest’arte sono molo vaghe: alcune testimonianze, risalenti all’epoca pre-cristiana, accennano ad un misterioso canto a quattro voci, eseguito dai prigionieri di Roma provenienti dalle zone interne dell’isola. Alcuni vecchi, che cantavano in gioventù, raccontano che le voci che componevano il coro erano in realtà il muggito del bue, il belato della pecora ed il suono del vento armonizzati tra loro dai pastori sardi che in questo modo avrebbero dato origine al canto. Un bronzetto del VII secolo a.C. ritrovato in una zona nuragica della Barbagia, raffigurante un cantore con una mano appoggiata sul mento e l’altra sull’orecchio con due dita che piegano la cartilagine nella tipica postura dei tenores, costituisce la prima testimonianza storica di tale canto, uno dei più straordinari esempi di polifonia del Mediterraneo per complessità, ricchezza timbrica e forza espressiva. Esso viene realizzato da 4 voci maschili che per cantare si dispongono in formazione circolare e sono chiamate, dalla più grave alla più acuta: bassu, contra, oche e mesu oche. Si tratta di uno stile vocale di grande fascino: l’impasto vocale risuona immediatamente arcaico, proveniente da un tempo lontano. Il tenore da un punto di vista musicale può essere considerato come un solista accompagnato ad accordi da un coro a tre parti vocali. Il basso è la prima voce gutturale del gruppo, il suono che viene emesso per mezzo di una vibrazione continua delle corde vocali. Ha il compito di costruire la base della melodia. La contra congiungendosi al basso forma il classico accordo gutturale, caratteristica distintiva di questo canto rispetto alle altre espressioni polifoniche. La mezza voce ha il compito di contrastare il duetto basso-contra addolcendo e vivacizzando il suono. Solitamente è la voce che inizia il canto, seguono poi gli altri componenti che intervengono in modo sfalsato rispetto alla voce solista. L’insieme delle tre parti mesu oche, contra e bassu viene denominato anch’esso tenore. Dal punto di vista linguistico la definizione di oche e tenore corrisponde in italiano a solista e coro. Ogni paese che appartiene all’area di diffusione di questa tradizione orale possiede un proprio repertorio di canti sacri e profani che lo caratterizza inequivocabilmente. I testi, composti da poeti culti o semplicemente tramandati oralmente attraverso il canto stesso, possono essere di carattere epico-narrativo, storico, satirico, di protesta e d’amore. In conseguenza del riconoscimento dell’UNESCO è nata un’associazione costituita da gruppi a tenore della Sardegna che dimostra come questa pratica sia più che mai viva e attuale. Oggi ogni festa paesana che si rispetti dedica una giornata alla musica tradizionale ospitando gruppi di ballo e tenores provenienti da tutta l’isola che si esibiscono su palchi di legno ed indossano i variopinti costumi tradizionali del paese d’origine. (capitolo tratto dall'articolo di Omar Bandinu pubblicato sulla rivista “Siti”, lug/sett 2006)
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