
Le Grotte del Salento |
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La penisola del Salento è prevalentemente calcarea, con un paesaggio tipicamente carsico, non ricco d'acqua in superficie e con una profusione di grotte, cave e crateri sotterranei. Queste grotte sono spesso particolarmente interessanti dal punto di vista archeologico per i manufatti e i dipinti rupestri in esse ritrovati. Le grotte carsiche della Puglia preistorica sono proprietà assolutamente autentiche dal momento che la loro peculiarità e morfologia consentono di escludere qualunque intervento volto alla ricollocazione o alla sostituzione di ritrovamenti rilevanti. Questo elemento ne giustificherebbe l'iscrizione alla lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO. Tra le principali, la Grotta Romanelli fu scoperta nei primi del Novecento da Paolo Emilio Stasi e Ettore Regàlia nei pressi di Castro, sul lato orientale della penisola salentina. Questa cavità servì a più riprese come ricovero o abitazione per gruppi umani paleolitici nell'arco di centomila anni tra l'Ultimo Interglaciale e la fine del Pleistocene (10.000- 9.000 a.C.). Questa grotta è molto importante nella storia degli studi preistorici perchè con la sua scoperta fu accertata in modo definitivo la presenza del Paleolitico superiore in Italia, in passato a lungo negata dagli studiosi. In essa vennero ritrovati una serie di strumenti litici nonché tre scheletri umani e altre ossa sparse. Il ritrovamento di due statuine femminili paleolitiche in osso, segno di un culto della Dea Madre originatosi in Oriente e poi esteso al continente europeo, mutò il nome della grotta nei pressi di Parabita precedentemente conosciuta come “Grotta Nicola Fazzu” in Grotta delle Veneri; in essa l'occupazione umana è documentata dal Musteriano al Neolitico e all'Età del Bronzo e vi sono stati rinvenuti i resti scheletrici di un uomo e di una donna della specie Cro-Magnon e parte del loro corredo funerario.
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