
Una Passeggiata tra i sassi |
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La visita dei due Rioni Sassi è estremamente affascinante. Anticamente essi erano attraversati da due corsi d'acqua, chiamati grabiglioni, che sfociavano nell'attuale torrente della Gravina; nel 1930 questi furono interrati e vennero create due strade che li attraversano e li uniscono: Via Buozzi nel Sasso Caveoso e Via Fiorentini nel Barisano. Le abitazioni, scavate nella roccia tenera e foderate da conci di tufi, hanno la volta a botte e, quando questo modello si prolunga all'esterno, hanno forme caratteristiche come quella della lamia o lamione, costituita da un solo ambiente con pareti portanti e un'unica apertura di accesso e spesso anche di illuminazione. La visita del Sasso Barisano non potrà non includere i seguenti edifici religiosi: la chiesa di Sant'Agostino, realizzata alla fine del '500 in stile barocco; la chiesa di San Guglielmo, ricostruita dopo il terremoto del 1734 sulle rovine di un edificio precedente di oltre un secolo del quale è rimasta la cripta; l'antica chiesa di San Pietro de Veteribus (oggi Santi Pietro e Paolo al Sasso Barisano), interamente scavata nel tufo a parte la facciata, in cui un recente restauro ha restituito interessanti affreschi e sette altari di tufo; l'interessante complesso rupestre costituito dalla chiesa della Madonna della Virtù Vecchia, antico cenobio del secolo XIII, aperto al culto nel secolo XVII, e la soprastante chiesa di San Nicola dei Greci di rito bizantino-orientale (secolo X-XI), che conserva bellissimi affreschi, un tempo collegate da un raccordo interno che venne demolito nel 1934 a seguito della costruzione della strada di congiungimento dei Sassi. All'interno del Sasso Barisano è inoltre interessante visitare il Museo-laboratorio della Civiltà Contadina (http://www.museolaboratorio.it/; via San Giovanni Vecchio, 60; tel. 0835/344057; costo del biglietto € 2), che ricostruisce alcuni ambienti tipici delle case materane con i loro arredi nonché qualcuna delle attività che si svolgevano al loro interno. Nel corso della passeggiata al Sasso Caveoso visiteremo innanzitutto la chiesa di San Pietro Caveoso (XIV secolo, con rimaneggiamenti dei secoli successivi): una volta era una delle quattro parrocchie più importanti di Matera dopo la cattedrale e conservava importanti reliquie. Le tre nicchie sulla facciata ospitano le statue della Madonna della Misericordia, di San Pietro e San Paolo e le varie cappelle contengono numerosi affreschi; il fonte battesimale è un monolito del XIII secolo. Dal piazzale antistante la chiesa, alzando lo sguardo, si scorge la chiesa di Santa Maria de Idris (XIV-XV secolo, il cui nome si ricollega forse all'appellativo greco di Odigitria, “colei che è di guida alla vita”, oppure alle idrie, i vasi d'acqua che compaiono in un affresco della Vergine), di cui solo la parte anteriore è in muratura mentre il resto è scavato nella roccia. Purtroppo l'umidità ha ampiamente danneggiato gli affreschi che la decoravano. Attraverso una cripta a sinistra dell'altare si passa nella cripta di San Giovanni in Monterrone (X secolo), completamente scavata nella roccia, utilizzata prima come battistero e poi come luogo di sepolture, recante stupendi affreschi tra cui un Cristo Pantocratore. La chiesa di Santa Lucia delle Malve (secolo XI-XII) faceva parte di una laura benedettina; è composta da tre navate, di cui solo quella di sinistra venne in seguito utilizzata per il culto, mentre le altre due servirono come deposito e abitazione, fatto non raro per le chiese materane. Anch'essa conserva numerosi affreschi. Nei pressi della chiesa sorge il cosiddetto vicinato di Malve: si tratta di una tipologia abitativa e sociale tipica di Matera costituito da un gruppo di case affacciate su una corte. Tale sistema urbanistico risale all'XI secolo e prevede naturalmente una condivisione di spazi di tipo comunitario. La chiesa di Santa Maria de Armenis era nell'XI secolo un cenobio benedettino di monaci armeni, dove nel '600 subentrarono i monaci di San Francesco di Paola. Di estremo interesse è il convicinio di Sant'Antonio, un complesso cultuale costituito da quattro chiese rupestri comunicanti risalenti ai secoli XII-XIII (Sant'Antonio, San Donato, Santa Maria Annunziata e San Primo), che nel '700 furono adibite a cantine. Dal cortile antistante, sul quale si affaccia l'unico portale d'ingresso decorato a motivi fitomorfi, si gode di una bella vista dei Sassi. Nello stesso rione di Castelnuovo è ubicata la cripta di Santa Barbara, la cui iconostasi reca splendide raffigurazioni della santa, della Madonna con Bambino e del pastore. In mezzo al Sasso Caveoso si può anche entrare in una casa-grotta che fu abitata da una famiglia fino al 1956 (http://www.casagrotta.it/; Vico Solitario, 11; tel. 0835/310118; orari di apertura: dalle 9:30 fino a sera; costo del biglietto € 1,50), perfettamente ricostruita nel suo arredo originario, che richiama alla memoria quanto raccontato da Carlo Levi in “Cristo si è fermato a Eboli” (1946). Ma c'è dell'altro: i lavori di restauro che sono stati effettuati negli ultimi anni stanno portando alla luce una serie di strutture ipogee che costituiscono un rilevante complesso archeologico di cui i Sassi rappresenterebbero solamente la parte nota ai più. Questa vera e propria “città nascosta”, costituita da cripte rupestri, frantoi, cisterne, cantine, è estremamente interessante e un suo progressivo recupero potrebbe condurre a un ampliamento dell'offerta culturale e a una restituzione di spazi alla collettività, come nel caso di un “corpo cavernoso” di grandi dimensioni ritrovato sotto un edificio per il quale è stata ipotizzata la trasformazione in auditorium o in spazio espositivo. |
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