Ortigia costituisce il primo nucleo dell'insediamento greco di Siracusa, fondato dai coloni giunti da Corinto nel 734 a.C. e successivamente uno dei maggiori centri politici e culturali del mondo greco insieme ad Atene ed Alessandria d'Egitto. Nel 212 a.C. la città fu conquistata dai Romani, dopo un famoso assedio in cui si ricordano i dispositivi inventati da Archimede per tenere lontano il nemico (catapulte, specchi ustori...), e da lì ebbe inizio un periodo di decadenza, che si accentuò nel medioevo. Le molteplici dominazioni che si susseguirono lasciarono tracce di notevole valenza artistica e architettonica, ma il grave terremoto del 1693 le cancellò quasi tutte; nel secolo seguente si assiste a una rinascita barocca. Questo itinerario particolarmente affascinante si snoda attraverso le antiche strade della città-fortezza di Ortigia, recanti vestigia di diverse epoche spesso compenetrate le une nelle altre. L'ingresso nell'isola avviene attraverso il cosiddetto Rettifilo, cioè corso Umberto I, che sfocia in Piazza Pancali. Da qui raggiungiamo con facilità i resti del tempio di Apollo, presumibilmente il più antico esempio di tempio dorico in Sicilia (VII-VI secolo a.C.), interessante anche per la sua storia, dal momento che successivamente fu tramutato in chiesa bizantina, moschea araba e infine basilica normanna. Imboccando corso Matteotti (poi via Roma) giungiamo al Duomo di Siracusa, la cui piazza antistante costituisce un bel complesso architettonico barocco. La chiesa risale al secolo VII, benchè il suo aspetto attuale sia integralmente di stile barocco siciliano, e occupa lo spazio di un preesistente tempio dorico di Atena. Al suo interno meritano particolare attenzione le cappelle del Sacramento e del Crocifisso, quest'ultima ospitante una tavola di S. Zosimo attribuita ad Antonello da Messina. Da qui ci spostiamo verso la costa occidentale dell'isola che affaccia sul Porto Grande per ammirare la celebre fonte Aretusa, antichissima sorgente d'acqua dolce situata in un bacino piantato a papiri, che il mito vuole derivare dalla trasformazione in fonte della ninfa Aretusa, ancella di Artemide, per sfuggire al dio fluviale Alfeo. All'estremità dell'isola infine ammiriamo (solo dall'esterno) il castello di Maniace, voluto da Federico II intorno al 1239. Alla struttura tipica duecentesca a pianta quadrata, con quattro torri cilindriche ai lati, si accede mediante un notevole portale d'ingresso ad arco ogivale di matrice islamica, rivestito di marmi policromi e sormontato dallo stemma imperiale di Carlo V.
|